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Cosa s’intende per stile e come nasce? La risposta è nei giri di “poltrone”

What is meant by style and how is it born? The answer is in the shift in designer

Non solo moda street style e grandi personalità nei fashionisti. Bisogna guardare chi realizza le collezioni per capire la nascita di un nuovo stile


Lo stile, per natura, è strettamente legato a chi lo ha creato. Ci sono donne e uomini che hanno la capacità di creare da soli, sulla propria persona, un carattere ben specifico (pensiamo a una Paloma Picasso o Kate Moss) e chi ha il potere di plasmare lo stile degli altri, o di un’epoca, con la propria creatività. Niente di più vero se pensiamo a Dior con il New Look del dopoguerra o a Vivienne Westwood con il punk.

Che cos’è lo stile?


Lo stile è l’insieme di quelle caratteristiche che definiscono, nel caso della moda, il look, quindi l’estetica. È identificativo, si riconosce a colpo d’occhio e va oltre la moda temporanea. La verità risiede proprio in una frase di Coco Chanel “La moda passa e lo stile resta”. Ed è su questa affermazione che ha costruito lo stile della maison, aprendo le porte a un’idea di guardaroba che venisse incontro alle esigenze e ai gusti della persona singola, non di una comunità o di una classe dirigente. È il singolo contro la pluralità. È il singolo che emerge nella pluralità.

Gli stilisti e il loro stile


Da quel momento molte maison si sono legate a doppio filo all’immagine dello stilista o della sua visione creativa, tant’è che in molti casi il nome di un brand non può prescindere da un immaginario ben specifico. L’estetica si riconosce a colpo d’occhio, basta notare un accessorio, un abbinamento o persino un colore preciso per riconoscere quello stile specifico.
Questo fatto sta diventando ancora più predominante con i “giri di poltrone” di stilisti e Direttori Creativi. La cifra parte dalla modifica del nome: Yves Saint Laurent che perde “Yves”, Céline senza accento (Celine) e nuovi loghi che appaiono con modifiche sostanziali. L’impronta del nuovo creativo si intuisce da qui e dalle loro sfilate d’esordio, ed è per questo motivo che è fondamentale seguire i diversi cambi di direzione.

Giri di poltrone e nuovi stili che nascono


Nell’ultimo periodo abbiamo assistito a importanti cambiamenti che stanno segnando un nuovo percorso moda delle maison. Prima di tutto Daniel Lee, dopo aver infuso nuova energia a Bottega Veneta trasformandolo nel simbolo dell’eleganza contemporanea, ora ha raccolto la sfida da Burberry dopo il lavoro di Riccardo Tisci. La sfilata d’esordio parte dall’heritage della casa di moda inglese, un trionfo di tartan declinato a colori, anatre e stivali per la pioggia. Di fatto l’essenza del nuovo stile british.
Bottega Veneta, invece, ci sta regalando immagini di pura bellezza dove alla contemporaneità si abbina l’amore per l’arte e il design: l’ultima sfilata alla Milano Fashion Week è tra le opere di Boccioni, per esaltare i tagli sartoriali e un interessante uso del colore. La summa è l’intrecciato e l’assenza del logo.
Un altro colpo di scena è con Gucci: dopo l’addio di Alessandro Michele, la maison fiorentina ha chiamato Sabato de Sarno, che ha lavorato al fianco di Pierpaolo Piccioli (quindi da Valentino). Se la prima sfilata senza Michele ha visto la crew di creativi al lavoro, abbiamo già intuito un nuovo lavoro sul colore. Ma dobbiamo aspettare la collezione primavera estate 2023 per vedere il nuovo stile Gucci, quello che porta la firma di De Sarno.

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