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DRKSHDW e Rick Owens: l’uomo secondo il maestro del dark glamour

DRKSHDW & Rick Owens: man according to the master of dark glamour

Rick Owens non è solo un creatore di forme: è un pensatore. Ogni collezione traduce visioni architettoniche, mitologiche e intime in abiti che funzionano come veri dispositivi emotivi.

L’autunno Inverno 2025, tra pezzi scultorei e capi vissuti, è l’occasione per leggere non soltanto un guardaroba, ma la mappa mentale di un autore che continua a interrogare il rapporto tra bellezza e imbarazzo, tra rituale e quotidiano. Negli ultimi mesi, tra nuovi progetti e una retrospettiva parigina, Owens sembra riflettere sul lascito del suo lavoro. Una fase di bilancio e di consapevolezza che rilancia la domanda centrale: cosa significa oggi costruire un’estetica alternativa?

Rito, brutalismo, malinconia

Al cuore della poetica di Owens c’è una triangolazione precisa: l’architettura (soprattutto il brutalismo), l’idea di rituale e una malinconia produttiva capace di trasformare la perdita in forma.
Il richiamo al brutalismo non è un vezzo decorativo, ma un metodo. Owens ha raccontato di una fotografia, un muro berlinese, che gli ha rivelato una cifra di riduzione e rigore. Da allora questa visione pervade silhouette, cuciture e proporzioni. Per lui, il brutalismo è disciplina: togliere per far emergere la volontà estetica.

La pratica creativa, invece, si svolge in isolamento e officina. Nei periodi di lavorazione Owens si ritira a Concordia, nei pressi della sua factory italiana, dove il tempo rallenta e il lavoro diventa artigianato meditato. Questo isolamento è strategico: il luogo dove la forma si sobilla, dove la fantasia teatrale prende corpo.

C’è poi la dimensione performativa, che negli ultimi anni è diventata centrale. Le sfilate non sono semplici presentazioni, ma veri riti collettivi. Owens le ha trasformate in liturgie contemporanee: coreografie, corpi alterati, scenari che guardano al post-apocalittico per interrogare il presente.
L’AI25 ha confermato questo registro, alternando scene di distopia rituale a momenti in cui la materia stessa, catene, cuoio, lavorazioni manuali, rivelava il lavoro dietro la finzione scenica.

Infine, la malinconia. Owens ha ammesso apertamente che esiste una “parte malinconica” del suo mestiere: ogni mostra o retrospettiva lo porta a guardare indietro. Ma non è una malinconia che paralizza; al contrario, rende più lucida la sua pratica estetica, quasi terapeutica.

La sua produzione di mobili e oggetti domestici si inserisce in questo discorso. Monumentale, anti-cozy, riflette la stessa ricerca di verità materiale che anima i suoi abiti: spogliata di ornamento, essenziale e radicale.
«I never had that much to lose», ha dichiarato Owens in una conversazione franca. Una frase che spiega la sua libertà: chi non teme la perdita può rischiare con più onestà.
E ancora: «The coolest thing is when you don’t care about being cool anymore. Indifference is the greatest aphrodisiac». L’indifferenza, in questo senso, è strategia creativa: non isolamento sterile, ma possibilità di inventare nuovi codici.

La poesia urbana di Rick Owens: scarpe da uomo dark

Le sneakers e gli stivaletti di Owens non sono accessori: sono dichiarazioni di postura. Cambiano il modo di camminare, il rapporto con lo spazio urbano, la percezione di sé.

Nell’AI25 tornano in versioni che oscillano tra monumentale e quotidiano: scarpe che sembrano piccoli palchi da indossare. Ogni calzatura è pensata come strumento, un’estensione del corpo che provoca reazioni fisiche e narrative.

Minimalismo radicale da portare con le Rick Owens basse da uomo

Il minimalismo, in Owens, non è mai neutro: è disciplina emotiva. Togliere ornamento significa concentrare la forza espressiva nelle linee, nelle proporzioni, nella materia.
Le versioni basse delle sue sneakers incarnano questa logica: poche linee, moltissima presenza. Esercizi di sottrazione che generano tensione, contrasto, intensità.

Tagli e comfort contemporanei, ecco i pantaloni Rick Owens uomo da conoscere ora

I pantaloni diventano il laboratorio perfetto per il suo pensiero. Owens li usa per esplorare il movimento: lunghezze inattese, drappeggi scultorei, orli lavorati come incisioni.

Il comfort convive con la scultura. Lana tecnica, cotone corposo e jersey destrutturato danno vita a capi che non sono solo funzionali, ma rituali: vestiti da indossare come segni, non solo come oggetti.

Rick Owens DRKSHDW uomo: denim e jersey per un’attitude ruvida ma sofisticata

DRKSHDW rappresenta il lato più accessibile della sua radicalità. Denim slavati, jersey che sembrano già vissuti, cuciture raw che mettono in mostra il lavoro artigianale.

Qui la sofisticazione nasce dal difetto voluto: un’estetica che esibisce il consumo, la traccia del tempo, la poesia del grezzo. È la stessa ricerca che Owens porta avanti anche nella sua produzione di mobili e oggetti: monumentalità e imperfezione come strumenti di verità.

Sperimentazione quotidiana e layering intelligente con DRKSHDW pensato per lui

Il layering, per Owens, è scrittura sul corpo. Giacche che diventano sculture, cappotti che ridisegnano la spalla, lunghezze sovrapposte come frasi di un discorso complesso.

Non è solo estetica, ma strategia. Le sovrapposizioni misurano la temperatura emotiva del vestire, costruiscono protezioni e aperture. Il layering diventa così pratica rituale, esercizio spirituale, resilienza estetica.

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